Heavy Metal, Thrash and more...
Un prodotto come "Hystrionic" mancava da molto nella nostra scena... attualmente, decisamente pochi lavori potrebbero fare concorrenza al debutto degli Exence, side project del noto chitarrista Federico Puleri, in forza ai blasonati power metallers Vision Divine. Band che segue le orme di quest'ultimo act italiano citato? Giammai, e lo avrete facilmente intuito dal primo paragone... qui ci troviamo di fronte ad una technical death metal band fatta e finita, una sorta di tributo del chitarrista (e dei compagni d'avventura, Massimiliano "Screamer" Pasquito alla voce, Mirko "BassBreaker" Serra al basso e Francesco "Breeze" Brizzi alla batteria, musicisti dalla tecnica sopraffina e dall'innato gusto nell'arrangiamento dei brani, N.d.P.) a Control Denied e Death che furono, sottolineata anche dall'omaggio nel brano "Dream of Wisdom" di estratti sonori estrapolati dai due capolavori indiscussi "The Sound of Perseverance" e "Symbolic". Già, una passione sfrenata per chi ha fatto la storia di questo genere estremo, ed è arrivato nell'ultimo periodo di composizione a sfruttare una profonda tecnica acquisita durante tutti gli anni passati sul campo per creare delle perle irraggiungibili, pur in tutta la loro semplicità e devozione dichiarata all'heavy più classico ed intransigente, seppur tecnico e ricercato.
Altro colpo per My Graveyard Productions, che non si fa scappare molte succulente novità in ambito heavy metal italico... eccolo presentarci una nuova scoperta, i Nasty Tendency, quartetto che fa dell'heavy europeo e dello US Metal la propria bandiera e ragione di vita! Non dimentichiamoci che il tutto è servito su un piatto d'argento dall'ugola della vocalist Nikky Nails, e già echi e rimandi a figure femminili di spicco della scena heavy internazionale non esitano a transitare per l'anticamera del cervello, e credo possa essere la visione d'insieme che chiunque ne ricaverebbe...
Chi ancora è dubbioso sul futuro del thrash metal italico potrà mettere da parte la sua titubanza, ed esultare, perché stiamo veramente assistendo ad un ritorno in grande stile di questo genere anche nella nostra penisola. Forse campanilisticamente, ma con cognizione di causa, mi viene inoltre da sottolineare come non sia una moda passeggera, come non sia necessariamente un seguire il trend del momento che invade il mondo metal, ma sia solo ed esclusivamente il frutto di una passione che è rimasta molto sottovalutata sino ad ora e messa da parte... ma per fortuna, ladies & gentlemen, ecco a voi la nascita della NWOITM!!! Ebbene sì, sono a decine i gruppi veramente validi ormai sulla scena, e non si può più tacere o far finta di nulla: è nata la New Wave Of Italian Thrash Metal, e gli Urto, con il nuovissimo "Upside Down" licenziato dalla Punishment 18 Records, ne entrano di diritto a far parte, e si collocano sin da subito ai piani più alti della classifica! La nuova fatica del quintetto siculo esce dopo mille peripezie, un secondo posto ad una passata edizione del Metal Battle per la partecipazione al W:O:A:, l'inserimento di un brano nella colonna sonora del Dvd documentario sulla storia del nostro genere preferito, "Get Thrashed", ed una lunga attesa, durata la bellezza di 6 anni; e se già si poteva parlare di grandissimo debutto con l'Ep "Numbers", qui si oltrepassa di gran lunga la seppur meritevole prova datata 2003, non esclusivamente a livello di registrazione, ma anche per quanto concerne songwriting ed esecuzione strumentale.
Nuova alla scena metal italica, l'entità Human Dirge vede la nascita nel 2006, e tra il 2008 ed il 2009 pubblica due demo, "Embryo" (2008) ed il qui presente "Seventy Times Seven". Per particolari riguardo la storia della band, vi rimando al loro sito ufficiale, che è ben fatto e presenta tutte le informazioni di cui potete necessitare per conoscere meglio il percorso musicale dei nostri, che si mostrano sin da subito ben disposti all'underground ed alle composizioni inedite.
Tornano a calcare palchi, a distanza di anni, i Bud Tribe di Bud Ancillotti, nome noto ai più per le prove vocali legate alla rinata Strana Officina; il corpulento cantante toscano ritorna accompagnato dal fratello Bid al basso, da Leo alla chitarra e Dario alla batteria, per regalarci nuove emozioni sonore... e prima ancora della dimensione live, qui interessa focalizzare l'attenzione sul nuovo capitolo discografico, "Roll the Bone", che segue il debutto "On the Warpath" del 1998. Anche questo side project, che comunque rimane una band a tutto tondo con una propria personalità, passa sotto l'egida della My Graveyard Productions, che decide di dare man forte ad uno dei rappresentanti di punta rimasti di quella che fu la nostra NWOIHM (New Wave Of Italian Heavy Metal), e sta rivivendo proprio in questo periodo una seconda giovinezza con il ritorno di tanti nomi in voga degli anni '80 made in Italy. Pura operazione commerciale? Non credo proprio, non ci sarebbero i presupposti, e con ogni probabilità si sarebbe assistito a produzioni fini a sé stesse e povere d'idee, l'esatto contrario di quel che è avvenuto... allora tentativo di cavalcare l'onda del successo del "reunion time"? Ai posteri l'ardua sentenza, sta di fatto che agli amanti dell'heavy classico ed intransigente (come il sottoscritto) poco importerà.
Voce del verbo thrash, prettamente old school: National Suicide... ebbene sì, a quasi due anni di distanza dal promo dal medesimo titolo, ecco finalmente l'esordio discografico dell'italianissimo quintetto con base in Trentino, che non solo ha infiammato i cuori di moltissimi appassionati della nostra penisola, ma ha riscontrato numerosi consensi anche in Europa ed oltre oceano, con quel sapore di grezzo e di vecchio che contraddistingue tutti i brani di questo debutto discografico.
Finalmente anche i "veterani" thrash metallers (questa volta non old school) Methedras giungono al traguardo del terzo album, per il quale si è concretizzata la collaborazione con una etichetta, in questo caso indipendente ed italiana, per la produzione del fresco ed intenso "Katarsis", che segue a ruota il debut "Recursive" ed il seguito "The Worst Within", capitoli più poveri a livello di produzione, ma sin da subito attenti ed indirizzati ad un determinato modo di comporre. Già, perché seppur il songwriting sia maturato, così come indubitabilmente le capacità tecniche dei membri (anche a fronte di cambi di line up, che hanno visito l'alternarsi di alcuni elementi alla chitarra e dietro le pelli), l'attitudine è rimasta la medesima, l'impronta sempre la stessa, e l'impostazione dei brani basata ancora sulle scelte che avevano già reso vincenti i predecessori in studio.
Eccoci alle prese con il ritorno discografico dei Neurasthenia; secondo album per la band emiliana, "Your Omen", uscito in Aprile per la My Graveyard Productions e disponibile in due edizioni, una su supporto digitale e l'altra su vinile, grazie alla collaborazione con Jolly Roger Records (da segnalare anche la ristampa del primo full length, "Possessed", uscito nel 2007 per la UK Division Records). Secondo capitolo che non mostra una vera e propria evoluzione, a sottolineare come la band sia legata a sonorità tipiche degli anni '80 e sia interessata a riproporle in una chiave più moderna; come già con l'esordio, infatti, il quartetto esprime la volontà di "svecchiare" il proprio sound con inserti melodici similari a quanto stiamo ascoltando con la NWOAHM (acronimo di New Wave Of American Heavy Metal), ed ancora una volta questa caratteristica è delineata in primis dai ritornelli proposti, che il più delle volte si discostano dai canoni del thrash tradizionale per strizzare l'occhio a modalità compositive più attuali.
Inutile negarlo, non sono e non sarò stato l'unico individuo ad attendere il ritorno discografico del quintetto lombardo (attualmente sestetto, dopo l'ingresso alla voce di Paolo Distefano, con Dave Battaglia che decide di dedicarsi esclusivamente alla sei corde), e devo dire che in parte le aspettative riposte nella seconda fatica discografica non si sono rivelate vane. In parte, forse perché offuscare la magnificenza di brani come "Mother of All Nightmares", o l'onirica e sognante "Depths" non era impresa facile, e per il sottoscritto il compito non è stato portato a termine del tutto, seppur anche con questo "Seven Steps of Stone" il livello del songwriting si è stabilizzato su alti livelli, sempre in bilico fra quei tre generi che continuano ad orbitare intorno al nome degli Aleph. Atmosfere dark, soluzioni thrash denotate da sfuriate che intervallano momenti più ragionati, ed un lato progressivo che si esplica in molte ritmiche e grazie all'ancora ottimo lavoro di arrangiamento da parte del tastierista Giulio Gasperini.
Questa mancava all'appello... thrash metal cantato in lituano, sinceramente è la prima realtà con la quale entro in contatto. I Katedra poi non sono di certo gli ultimi arrivati, facendo risalire le proprie origini all'ormai lontano 1986! Ebbene sì, e dopo due lavori usciti esclusivamente su vinile e mai ristampati ("Mors Ultima Ratio" del 1989 e "Natus in Articulo Mortis" del 1992) ed un album ("III", 2006), giunge al contratto con l'etichetta indipendente Atra Musica Records per la produzione di "Ugnikalnis" (Vulcano) lo scorso anno. La band vanta una carriera ventennale non esente da difficoltà, ma sicuramente foriera di un numero elevato di concerti e riconoscimenti nella patria natia ed in generale nell'Europa dell'est, avendo fatto parlare di sé soprattutto a cavallo della fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, con ottimi giudizi della stampa specializzata dell'epoca, che li accomunava alle band thrash metal più blasonate sia per perizia tecnica che per inventiva nel songwriting. Ciò non toglie che rimane abbastanza palese la scarsa conoscenza del combo lituano nei circuiti dediti al genere specificato, senza volersi basare ipocritamente solo sulla biografia allegata.